Politica in pillole

La Seconda Primavera Araba

Gli antichi egizi consideravano il fiume Nilo ''l'inizio del mondo'' e in effetti a lui si deve lo straordinario fiorire della vera culla del mediterraneo. L'immagine che le sue acque si facciano oggi traghettatrici di corpi inermi può sembrare agghiacciante, ma lo è forse di più l'indolenza manifestata dalla stampa internazionale davanti alle violenze che il popolo sudanese è costretto a subire dall'inizio del mese di aprile.

Il governo del Sudan, com'è noto, è dall'11 aprile nelle mani del governo militare a seguito della destituzione del dittatore che per 30 anni è stato a capo del Partito del Congresso Nazionale, Omar Al Bashir. Contro costui, nel dicembre 2008, venne diretta la prima ondata di proteste alimentata dalla forte instabilità economica, richiedente le sue dimissioni.
Le accuse, mosse contro la forza politica al governo, di malgestione, cleptocrazia  e violenze sui manifestanti, non hanno fatto altro che rimpolpare le fila dei protestanti, diffondendo il sentimento di malcontento anche all'infuori della capitale Khartoum.

Sono stati i sei giorni di sit-in permanente dinanzi al quartier generale a portare all'estromissione di Al Bashir e alla conseguente istituzione di un Consiglio militare di transizione con il compito di guidare lo stato verso la democrazia.
Malgrado le spinte del popolo, il Consiglio ha annunciato che nuove elezioni si terranno non prima dei nove mesi, manifestando la mancata volontà di passare ad una gestione condivisa del governo in tempi brevi.
Intanto le manifestazioni non si fermano e i metodi di repressione delle milizie armate risultano sempre più violente, tanto che Amnesty International ipotizza che il numero di morti sia salito a 100.

Gli interessi contesi dalle due fazioni sul paese a cavallo tra il mondo africano e quello arabo-mediorientale identificano uno scacchiere geopolitico ben più ampio, dove da un lato L'Egitto, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sostengono il blocco controrivoluzionario e dall'altro il Qatar e l'Iran appoggiano il blocco contrapposto, facendoci rivivere un conflitto tra forze sciite e sunnite già noto in territorio libico.