Politica in pillole

Scacco matto

Xi Jinping pare aver eseguito una mossa vincente nei confronti del rivale statunitense nella lotta alla leadership mondiale nel settore tecnologico.
La rete 5G, 20 volte più veloce dell'attuale rete 4G, conserva un potenziale che va ben oltre la comunicazione mobile ad alta velocità, applicabile altresì per la connessione a droni, sensori, auto a guida autonoma, oltre che per la digitalizzazione di tutte le infrastrutture pubbliche.
Ciò significa che l'hub plasmata dall'infrastruttura 5G cosentirà di comandare moltissimi oggetti smart utili al monitoraggio di ospedali, controllo del traffico, gestione dei rifiuti, riscaldamento e sicurezza, mediante la trasmissione ultra-veloce di dati ed informazioni.
L'hub  avrebbbe  così il potere di controllare qualsiasi apperecchio elettronico di nostro possesso, ipotesi talmente sofisticata da essere in grado di superare uno dei migliori episodi di Black Mirror.

Il nuovo ''cavallo di Troia'' di stampo cinese, spaventa i dirigenti della Silicon Valley, e la sferzata di Donald Trump non si fa attendere alla notizia che Huawei e Zte sarebbero state le principali destinatarie di questa tecnologia. E' infatti solo del 2017 l'approvazione della nuova normativa, che impone alle organizzazioni e ai cittadini cinesi di «sostenere, cooperare e collaborare nel lavoro di intelligence nazionale».  Pertanto, la denuncia a Huawei è di aver trovato un metodo per introdurre dei ''backdoors'' che consentirebbero al governo di Pechino di realizzare attività di spionaggio o sabotaggio.

Mentre gli Stati Uniti rimangono sulla propria linea vietando l’uso della tecnologia cinese per le infrastrutture strategiche, altri paesi bloccano l’accesso alla tecnologia 5G, mettendo in dubbio la sua sicurezza, come  l'Australia, la Nuova Zelanda,  il Regno Unito, il Giappone e la Germania.
L'Italia, invece, in contro tendenza con lo scenario europeo, si è affidata già dal 2004 all'azienda Huawei, che ad oggi detiene un terzo del mercato degli smartphone e fattura 1,5 miliardi di euro. Il nostro Paese risulta essere, inoltre, un buon partner per Huawei e Zte, essendo debole rispetto agli altri sulla normativa 5G.

L'opportunità di possedere il ruolo di capofila appare senz'altro accattivante, non resta da sperare che lo Stato colga l'occasione, tutelando i propri cittadini mediante norme ad hoc che contengano i rischi connessi, al fine di impedirne ogni possibile abuso.