Politica in pillole

Il Russia Gate sconfina in acque italiane

Il giorno dell'audizione dell'ex procuratore della Casa Bianca, Muller, nell'ambito dell'inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni statunitensi del 2016, nelle aule parlamentari di Palazzo Madama i rappresentanti partitici si riuniscono per discutere dell'ordine del giorno. Grande assente alla seduta risulta Matteo Salvini, che nella data di oggi avrebbe dovuto riferire in Parlamento in merito alle sue implicazioni nel caso Moscopoli.

Dopo la soffiata del sito web americano BuzzFeed, che ha reso pubblica l'intercettazione in cui si evince una chiara richiesta, da parte del braccio destro del ministro dell'interno, Gianluca Savoini, di una tangente di 65 milioni di euro ad alcuni uomini politici del Cremlino (utili a finanziare la campagna elettorale europea della Lega), in cambio dell'acquisto dell'impresa energetica Eni di petrolio russo, i riflettori ricadono inequivocabilmente su Matteo Salvini.

La spada di Damocle pende infatti sulla sua testa in ragione del fatto che, sebbene si sia a conoscenza dell'identità di soli tre italiani delle sei persone presenti all'hotel Metropol di Mosca, luogo di incontro della trattativa, è indubbiamente noto, come ha riportato quest'oggi il presidente del consiglio Conte, che in svariate visite ufficiali a Mosca il ministro dell'interno fosse accompagnato dal presidente dell'Associazione Lombardia-Russia, Savoini. Dunque i rapporti intrattenuti con costui porterebbero a pensare che Salvini fosse a conoscenza degli estremi di tale accordo, ma sulle accuse mosse al ministro dell'interno la Procura di Milano non si è ancora pronunciata in via definitiva. 

Resta il fatto che la presunta implicazione della politica italiana con l'affare Moscopoli getta un'ombra di sospetto nella percezione dell'alleato americano e dei parteners europei, i quali temono che un avvicinamento al Cremlino possa ''normalizzare'' la svolta sovranista in Europa ed imprimere un brusco cambiamento del sistema di alleanze italiano. Ipotesi se non altro auspicata da Putin.